
Vincenzo Irolli
Frequentò l’Istituto di Belle Arti della città natale sotto la guida dei maestri Gioacchino Toma, Giuseppe Maldarelli, Antonio Licata e dello scultore Stanislao Lista, ma fin da subito alternava alla scuola ripetuti soggiorni in campagna: "a sporcar tele per non perdere il gusto dei colori".
Nel 1878, con il Ritratto del pittore Raffaele Izzo, si fece notare da Domenico Morelli che lo spronò a proseguire gli studi.
Nei primi anni di attività artistica, Vincenzo Irolli si dedicò al ritratto e ai temi di genere tratti dall’osservazione della realtà quotidiana, tuttavia scelse di vivere appartato, inizialmente a Calvizzano, "lontano dal pugilato artistico e da ogni cenacolo", quindi a Napoli in vicolo Cariati e da ultimo in vicolo Cagnazzi sulla collina di Capodimonte.
Ottenne i primi successi con le partecipazioni alle Promotrici di Belle Arti a Napoli (1879, 1881, 1883, 1885, 1886), a Firenze (1883, 1884), a Torino (1884), alle Esposizioni di Belle Arti a Roma (1883) e in particolare a Milano, alle Esposizioni organizzate dall'Accademia di Belle Arti di Brera (1886) e dal palazzo della Permanente dove, nel 1887, figurava l'opera Primavera al prezzo di £ 1.000.
A Napoli, nel 1889-1890, prese parte alla decorazione del Gran Caffè Gambrinus, progettata da Antonio Curri, insieme ai pittori partenopei Luca Postiglione, Attilio Pratella, Pietro Scoppetta, nella quale eseguì il riquadro Piedigrotta-Sogno raffigurante: "una fanciulla abbandonata come Venere e uno scugnizzo-Cupido che, invece di sfiorare la lira, si cimenta con un putipù".
Nel frattempo, pur continuando a esporre in Italia, alle Promotrici, iniziò a esporre anche all'estero: a Parigi (1890), a Monaco di Baviera (1892) a Berlino (Modern Kunst, 1894) dove il dipinto Il Natale a Napoli fu venduto per la straordinaria somma di £ 23.000.
Nel 1904 presenziò all'Esposizione Italiana a Londra con l'opera Resurrecturus; l'anno seguente espose all'Internazionale di Angers, in Francia, e a seguire ai Salon parigini suscitando l'ammirazione del critico francese Leon Talboum che lo descrisse come: "il pittore del sole e prodigioso […]. In lui convivono Velasquez con impeto energico, Frans Hals in chiave sentimentale, Manet interpretato con dolcezza: tutto questo concentrato in lui e ancora di più!".
Per tutta la vita l'artista napoletano si dedicò con pari passione e maestria alla pittura a olio e all'acquerello.
Culla vuota, Le spannocchiatrici, I filosofi, Tenerezza, Carezze, Visita al cane di guardia, Piccola violinista, Al sole sono solo alcuni dei tanti temi che Vincenzo Irolli rappresentò nel periodo tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del secolo scorso quando le sue opere iniziarono a essere riprodotte in belle incisioni, tricromie e quadricromie edite dall'Istituto Italiano d'Arti Grafiche di Bergamo.
Intanto a Napoli era diventato socio del Circolo Artistico, fondato nel 1890, e nel 1902 era stato insignito del titolo di Professore onorario dell'Accademia di Belle Arti.
Nel 1919 sposò Giacomina Ricciardiello, dal pittore ritratta più volte sorridente, e quello stesso anno espose a Pittsburgh (Pennsylvania/USA) e in Canada, a Toronto.
Nel 1920 fu invitato alla Biennale di Venezia, dove presenziò con Il bagno, "Domine, non sum dignus", Il banchetto, Quiete domestica, alla quale partecipò anche nel 1922 (Pesci, L'invito, Inascoltato, La trapunta), nel 1924 (Giorno di regate, Il ciabattino, Il bandolo, Pesca abbondante) e infine nel 1926 con Venezia, Confidenze, I coltivatori della vigna, che registrò un'offerta di £ 30.000 dal Museo di Tokyo, mentre La figlia del pescatore fu acquistato da Lamberto Ramenzoni, collezionista proveniente da San Paolo del Brasile.
Nel 1924 partecipò pure alla I Biennale d'Arte Meridionale, a Bari, e negli anni Venti e Trenta espose ripetutamente in personali e collettive nelle gallerie d'arte a Milano (Galleria Pesaro, Montenapoleone, Scopinich), Roma (Mostre di Fiamma), Trieste, Genova.
Uno dei suoi più importanti e fedeli collezionisti fu il colonnello Leopoldo Montanari (Bologna), che dal 1920 seguì ininterrottamente la produzione del pittore napoletano; altre opere di Irolli furono acquistate anche dai cavalieri De Sangro, Borrelli, Roberto Gaudino e dal comandante Achille Lauro, tutti collezionisti napoletani.
Sempre nella città partenopea i suoi dipinti furono acquisiti dal Museo di Capodimonte (Primavera), di San Martino (Ritratto di Ferdinando Russo), dall'amministrazione municipale di Palazzo San Giacomo (Il Corriere dei Piccoli), mentre nel resto dell'Italia le sue opere entrarono a far parte delle raccolte pubbliche di Bari (Pinacoteca Corrado Giaquinto), Firenze (Galleria degli Uffizi, Galleria d'Arte Moderna), Piacenza (Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi), Verona (Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Forti), Trieste (Museo Revoltella), Torino (Galleria d'Arte Moderna) e di molte altre sedi museali nel territorio nazionale.
Nel 1925 l'amico e poeta Ferdinando Russo gli dedicò L'arte di Vincenzo Irolli, il cui proemio era stato affidato allo scrittore e storico veneziano Pompeo Molmenti che scrisse: "non si possono concepire pittori simili all'Irolli se non a Napoli e a Venezia. Così nel golfo divino, come nelle lagune affascinanti, i grandi pittori antichi e moderni accolsero ed impressero nella loro retina quelle alternative, quei contrasti, quelle armonie delle varie luci, che trasfusero in trionfi di colore nelle loro tele".
Qualche anno più tardi, Gerardo Dottori, se pur pittore appartenente alla corrente futurista, nel rivolgersi a Guido Guida, direttore delle Mostre di Fiamma (Roma), chiese di salutargli: "il vecchio Maestro, la pittura del quale con la sua esuberanza fa certamente impallidire certa odierna, cachettica e sdilinquita pittura di senza muscoli".
Nel 1936 Vincenzo Irolli, che era un fervente cattolico, partecipò alla Mostra d'Arte Sacra, allestita nel Convento domenicano in piazza della Minerva a Roma, con La pesca miracolosa, La lavanda dei piedi, Gesù alla tomba di Lazzaro, I due ciechi La Deposizione.
Seguì la guerra e l’artista si rifugiò con la moglie a Calvizzano e con loro dimorarono anche due bambine, Tilde e Sisina, che diventarono modelle di molti suoi temi dipinti.
L'ultima opera di Vincenzo Irolli fu l'Apocalisse, immagine della Madonna in preghiera, che pare gli apparve in sogno poco prima di essere colpito da una trombosi.
Morì nel 1949 e l'anno seguente fu redatto un inventario che descriveva ben 233 opere conservate nel suo studio in vicolo Cagnazzi, a Napoli, dove nel 1953 fu allestita la prima mostra postuma dedicata a questo grande maestro napoletano.